Io odio parlare in pubblico. Odio fare presentazioni. Odio essere costretta a fare un discorso di fronte a decine di occhi che si aspettano che dica qualcosa di sensato. Purtroppo però con il mio lavoro queste cose ogni tanto le devo fare. Il mio capo mi ha chiesto di preparare una presentazione sul sustainable property management per trenta studenti che vengono da Copenaghen. PPPAM! Inchiodata al muro!

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Quando sono in giro per lavoro di solito mi mandano nelle topaie. E’ finito – almeno per ora –  il tempo dell’agevolezza, del non badare troppo alle spese di business: da quando il credit crunch ha colpito duro, le spese di tutti sono scrutinate, I budget drasticamente tagliati, e le liste di quello che NON SI PUO’ FARE sono state propinate con ogni mezzo. Niente piu’ viaggi in prima. Niente piu’ viaggi a Londra con biglietti aperti. Niente piu’ ampia scelta di hotel. Prendi quello che ti si e’ dato e stai zitto.

Beh insomma di solito quindi mi mandano nelle topaie. Settimana scorsa sono dovuta stare a Londra una notte, a Londra figurati, coi prezzi che ha, e quindi mi hanno mandato in questo Travelodge di periferia, che avevo paura a camminare per strada. Non aveva neanche il ristorante e ne ho dovuta camminare di strada per trovare un posto dove non facessero solo curry per mangiare un boccone prima di svenire su un letto molle in una stanza fredda.

Questa volta pero’ e’ girata la ruota! Sono a Cardiff per una notte, e mi hanno piazzato in questo Novotel con piscina, palestra, tutto scintillante e con staff sorridente…e’ successo qualcosa che non so??

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Stasera avrò quattordici persone a cena.

Wish me luck!!!

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La società per cui lavoro da un anno e mezzo a questa parte attira personale che in generale è molto diverso da me, specialmente le donne. Non che siano tutte antipatiche, per niente, ma sono di quelle tipe che comprano un vestito nuovo ogni settimana, un paio di scarpe nuove ogni due, che vanno a farsi la manicure, si fanno l’acconciantura, si fanno la lampada, usano borse firmate.

Tengo a precisare che non voglio criticare, del resto probabilmente loro mi considerano una trasandata troglodita. Questioni di punti di vista.

Però a volte le differenze pesano, soprattutto in un ambiente di lavoro dove ci si vede quasi tutti i giorni, e ci si siede a un paio di metri gli uni dagli altri. E soprattutto quando uno è già smaronato perchè il suo capo è un coglione, la ditta è in fallimento, e le vacanze sono finite. La cosa è resa ancora peggiore dal fatto che ultimamente BelliCapelli e MoZi (ModellaZitella) sono praticamente inseparabili, più perchè MoZi si è fissata su BelliCapelli e non la molla. Allora vanno a fare shopping insieme in pausa pranzo, confabulano sottovoce i gossip giornalieri, vanno via insieme (presto) dal lavoro. E insieme parlano di molte cose e si danno ragione a vicenda, rafforzando le loro opinioni, di solito su cose a cui non sono interessata, o cose che semplicemente mi fanno rabbrividire. Ultimamente hanno la scimmia del matrimonio, parlano sempre di matrimoni, si mandano i link di luoghi idilliaci dove si tengono banchetti nunziali, si descrivono abiti da sposa. Un po’ perchè MoZi è stata appena mollata dal suo ragazzo pluriannuale alla soglia dei quarant’anni (e quindi vede il sogno di un matrimonio in giovane età sgretolarsi ogni giorno di più), un po’ perchè BelliCapelli anche se non lo dice, anche se ha solo venticinque anni, non vede l’ora di convolare a nozze con il suo fidanzato mantenuto e nullafacente. E io mi ritrovo in mezzo a questi discorsi, in cui prego di non essere coinvolta perchè altrimenti sono costretta nella migliore delle ipotesi a fingere di essere d’accordo per mimetizzarmi col muro, oppure – se proprio non riesco a trattenermi – a dire veramente cosa penso, che tronca ogni possibile conversazione sull’argomento e mi fa apparire come una hippie fuori moda incazzata col mondo e la globalizzazione.Oggi è andata proprio così.

MoZi si commiserava dicendo che sarebbe stata sicuramente l’ultima di noi tre a sposarsi visto che era l’unica single, e poi ha puntato i suoi occhiali di Gucci verso di me e ha detto:

“E tu? Credi che Tex ti metterà presto l’anello al dito?”

Io, contrariata dal modo in cui è stata formulata la frase più ancora del fatto di essere interpellata sull’argomento, ho risposto che non ho intenzione di sposarmi per nulla, e che se dovessi cambiare idea non terrei mai un bachetto nunziale in uno di quei posti esotici ma una grigliata nel giardino di casa mia, non avrò una lista nozze, non affitterò una macchina per fare la grande entrata, e mi farò fotografare da mio fratello.

Come previsto, è calato il gelo.

Pazienza.

Se davvero mai mi sposerò, c’è una cosa del tradizionale grande giorno che sicuramente manterrò se possibile. Mi farei accompagnare a braccetto dal mio papà.

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So bene che è tardi per parlare di Capodanno. Ormai il break natalizio è andato e sembrano passati secoli. Però il magnifico capodanno passato in mezzo alle montagne merita almeno un piccolo post.

Otto amici, un bivacco a 1800 metri, una stellata mai vista prima hanno reso questo primo dell’anno uno dei migliori trascorsi nella mia età adulta. La scarpinata carichi come somari per raggiungere il sito designato è stata premiata con un paesaggio da sogno all’arrivo. Durante questa avventura ho imparato che:

  • le ciaspole quando si sale sono di grandissimo aiuto ma quando c’è poca neve in discesa in sentieri stretti sono una rottura di maroni;
  • meglio portare più vino e meno superalcolici!

Nella foto qui sopra mi si vede con indosso i miei nuovissimi scarponi ramponabili. E il massiccio sullo sfondo? Il Monte Rosa! Sette mesi alla spedizione!!!!!

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La casa dei miei in Italia è un buco nero. Se non stai attentissimo a dove lasci la roba, quella sparisce e non la rivedrai mai più. C’è un vortice che risucchia tutto e non restituisce, e chi ha visto The Wristcutters sa benissimo cosa intendo. Quindi quando torno per le vacanze nascondo tutti gli oggetti di cui ho bisogno o di cui penso di poter aver bisogno nei prossimi dieci anni nella mia cameretta, sugli scaffali alti sopra la scrivania. Basta una minima disattenzione, basta appoggiare qualcosa di sbagliato sulla mensola sbagliata e te la sei giocata per sempre. Live and learn.

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Ragazzi, ieri ero in un negozio a comprare un biglietto di Natale, ho visto questa vignetta e non riuscivo a smettere di ridere. Mi guardavano tutti.

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Ogni inverno mi iscrivo in palestra per tre mesi. Mi aiuta a non prendere la scusa di freddo, neve, ghiaccio e vento per non fare attività sportiva. E ogni anno rifamiliarizzo con il concetto che certi personaggi esistono. Tipo quelli che sono così orgogliosi, ma così orgogliosi del loro fisico perfetto che non riescono a distogliere lo sguardo dallo specchio per confermarsi che sì sono perfetti. Oppure quelli che si allenano col cappello, sapete quei cappelli da gnomo che non appena giri la testa ti cadono. Pantaloncini corti, canotta, ma cappello. Comodo. Oppure le amiche che vanno in palestra SOLO IN COPPIA. Non le vedi mai da sole, sempre con la loro amica, e sempre a usare attrezzi vicini (mai separarsi!), sempre truccate, con i capelli perfettamente in piega, ma soprattutto senza mai fare esercizi che ti possano fare apparire troppo scomposta, tipo il tapais roulant, mica che si sudi! Oppure quelle che ci vanno sul tapais roulant però lasciano i capelli lunghissimi slegati, che dà fastidio guardarle.

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C’e’ qualcuno che conosce un modo per farmi smettere di mangiare e bere in modo spropositato in questi giorni? Perche’ tutto e’ cosi’ drammaticamente invitante?

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Adoro il vin brule’ caldo caldissimo in una tazza fra le mani quando fuori fa freddo, freddissimo.

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Un paio di post fa si parlava di parassiti, e di sisalvichipuò panico, e di gente che non si sa bene cosa faccia.

Oggi ricevo un invito elettronico a un meeting a febbraio da un tizio della mia azienda che non ho mai visto nè sentito. Il meeting si intitola ISO 14001. Incuriosita, rispondo al tizio chiedendo il motivo dell’incontro, e rendendomi disponibile a fornire ogni informazione che avesse bisogno, visto che io sono la ISO14001 della mia azienda. Il tizio mi risponde (al chè vedo che il suo dipartimento è Quality Assurance) dicendomi che ha organizzato la riunione per spiegarmi cosa mi devo aspettare dalla visita ispettiva a marzo.

Scusa?

Ma tu lo sai a quante visite ispettive ho assistito? Ma tu lo sai che i clienti chiamano me per aiutarli nella loro visita ispettiva?? Cioè, è come se uno che ha appena fatto un corso di cucina di una settimana va da Giovanni Rana per spiegargli come si fanno i tortellini.

Mi scuso con chiunque trovi questo post arrogante, ma ci sono pochissime cose di cui mi sento sicura, e una di queste è la mia competenza sulla ISO 14001. L’altra è il mio dritto a tennis, ma questa è un’altra storia.

 

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Quando la disgraziata se n’è andata dal MIO appartamento, ho potuto prendere il controllo di certe cose che prima erano co-gestite. La prima cosa che ho fatto è stata cambiare società elettrica. Ora l’energia che uso nel mio appartamentino è al 100% procurata da fonti rinnovabili.

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La mia azienda sta per essere acquisita da un’altra società. Codesta società è australiana, con nessuna copertura nel Regno Unito. La mia azienda conserverà dunque il nome e il logo perchè il suo branding da queste parti è molto conosciuto – più per le glorie passate (gestivamo il Gherkin….) che per quelle presenti. Un colosso in decadenza. Un gigante marcito dentro, mangiato vivo da parassiti ingordi e voraci che hanno ingurgitato avidamente tutto quello che capitava a tiro.

Il morale negli uffici è altalenante. In certi momenti si respira speranza che le cose migliorino, perchè – diciamocelo – peggio non si può. La positività però è inquieta, sempre alternata al panico, si-salvi-chi-può panico. Non se ne parla nemmeno più, nessuno sa cosa dire, nessuno sa cosa accadrà. Una cosa è certa: ci saranno delle ristrutturazioni fondamentali. Qualcuno finalmente guarderà quel quaderno con scritti tutti i nomi e i numeri, e chissà che sia la volta buona che tutta la merda venga pulita, tutto il pus venga drenato, e che rimangano le persone che fanno quello che la nostra azienda fa, e cioè la gestione immobiliare, e cioè gestire edifici, valutare proprietà, vendere, comprare, affittare. Perchè  sembra che si sia persa la direzione, visto che  qui c’è un sacco di gente che non si sa bene cosa fa.

Io me ne sto nella mia nicchia.  Dal mio angoletto da dietro al vetro guardo il formicaio in agitazione, vedo correre di qua e di là, trasportare, nascondere, scappare, aggrapparsi. Io me ne sto ferma. Probabilmente rimarrò in mutande ma io non prendo parte.

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La mia collega mi sta tirando scema. Premetto che è una persona generalmente piacevole, per cui se non lavorassimo insieme non mi starebbe sulle palle, anche se probabilmente non mi fiderei di lei per ovvie ragioni. Però ultimamente sta rasentando l’assurdo e le mie palle si stanno pericolosamente gonfiando vicino ai livelli di rottura. E’ chiaro che del lavoro che fa, che poi è lo stesso che faccio io, non gliene frega niente. E’ chiaro solo a me, perchè nessuno dei nostri capi ha sede nel nostro ufficio e vede quello che succede. Mentre io lavoro come un somaro, arrivando tutti i giorni un’ora prima e uscendo spesso tardi, BelliCapelli arriva tutti i giorni alle 9.01 e se ne va alle 17.20. Fino a qui è accettabile. Ma quando comincia a dirmi che quando va dai clienti esce tre ore prima e si imbosca, vi dico che cominciano a girarmi le palle, e in modo vorticoso. L’altro giorno mi ha detto che aveva intenzione di mentire al suo nuovo line manager sui giorni di ferie rimasti. Venerdì scorso è andata da un cliente il mattino per un lavoro di due ore, e poi ha spento il telefono e chi s’è visto c’è visto. Ieri è arrivata tardi perchè non è suonata la sveglia. Due mesi fa mi ha detto che doveva uscire alle tre per andare dal dentista e una settimana dopo mi ha detto che non era vero e che è andata a casa a guardare la televisione.

E io intanto sgobbo, ho le occhiaie e dormo male.

Oggi il nostro direttore ci ha detto che dobbiamo scegliere se andare alla festa di natale di Manchester o di Londra, ma che non potevamo andare a tutte e due. Non appena il direttore se n’è andato lei mi ha immediatamente riferito che sarebbe andata a tutte e due le feste. Anzi, vi dirò di più: ogni tanto andiamo a pranzo con due ragazze di marketing, una delle quale è come lei (ed è pure pagata più che profumatamente). Questa deficente ha organizzato un nostro pranzo di natale privato, solo per noi quattro, e ci ha detto assolutamente di non fissare riunioni nel pomeriggio perchè staremo fuori.

Come staremo fuori?

E al mio capo chi lo dice?!?Io non è che voglio fare la secchiona, ma cazzo non è che mi posso prendere un pomeriggio libero…COSI’!! Quando poi le metti insieme, questa qui di marketing e BelliCapelli, non c’è limite. Una volta mi stavo quasi ribaltando dalla sedia quando quella di marketing si lamentava che l’azienda non faceva abbastanza iniziative “per la comunità”. Per esempio, durante il Manchester Day (un giorno normale in cui il comune ha deciso di dare un significato di solidarietà), l’azienda avrebbe dovuto incoraggiare tutti gli impiegati di Manchester a partecipare alle pomeridiane feste per strada.

Scusa?!?

E poi è stata bella quando BelliCapelli si lamentava che sempre l’azienda non faceva abbastanza per favorire le uscite sociali fra colleghi. E quelle che fanno non vanno bene, perchè organizzano solo dopo le cinque e mezza, e quindi è ormai ora di andare a casa. No! L’azienda dovrebbe organizzare uscite durante il pomeriggio. Al chè mi sono imbufalita e le ho detto che se davvero pensava che dovesse essere PAGATA per socializzare con i colleghi allora non aveva capito niente.

Io certe cose proprio non le voglio sentire. Mio fratello mi dice che sono come Hitler. E forse è vero, però cazzo, vedere che c’è gente che non ha il minimo senso del dovere, la minima passione per quello che fanno, e che non aspettano altro che giri la testa per mettertela in culo, a me fa cadere i coglioni!

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Devo smetterla di comprare marche di pasta della minchia. Ho preso 5 chili di penne Asda che sono vomitevoli; devi scegliere fra il mangiarle crude (non al dente, crude!) o scotte. Non esiste la via di mezzo. E il chilo di spaghetti Tesco? Meglio sorvolare…

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La vedete questa cima?

Rifugio Capanna Regina Margherita alla punta Gnifetti

E’ punta Gnifetti, una delle cime del Monte Rosa. Cliccando qui, si può vedere cosa si vede da lì in ogni momento, anche proprio adesso. Toglie il fiato.

E la vedete quella casetta proprio sulla cima? E’ la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a 4,554 metri s.l.m.

Quando mio papà stava male, mio fratello ha fatto una promessa. Ha promesso che se nostro papà si fosse ripreso avremmo scalato il Monte Rosa.

Spedizione pianificata per Luglio 2012.

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Sono passati diversi giorni dall’ultimo post. Sono stati giorni molto intensi, tanto che mi sembra passato un secolo.

Mio papà sta bene. Non si è ancora ripreso del tutto, è ancora debole, è ancora in ospedale, deve ancora cominciare la riabilitazione, ma c’è, è lui, si ricorda chi è, chi siamo, e dov’era la sua vita prima che l’incidente l’abbia fatta tremare.

Questi lunghissimi giorni sono stati un’esplosione di emozioni di fronte alle quali la ragione è stata messa in ginocchio, legata con le mani dietro la schiena, ferma a guardare privata di ogni potere decisionale. Incredulità, panico, disperazione, PAURA. Sensi di colpa, irrequietezza. Pazienza, devi avere pazienza. Ma poi ancora paura.

Avete mai avuto paura?

E poi l’aggrapparsi a due paroline dette distrattamente da quel medico arrogante e ripetersele, e farne una ragione per trovare pace per qualche ora, almeno qualche ora di sonno.

E poi un segnale, una parola detta che fa capire che lui c’è, è ancora qui, uno sguardo che mi riconosce, uno sguardo che riconosco, ma allora c’è! E da lì a cascata i miglioramenti, “oggi ha contato fino a tre”, “oggi ha indicato le persone scritte su un foglio” “oggi mi ha fatto i gesti per dirmi di innaffiare i fiori”, tutte cose piccolissime che però erano grandissime per noi, che non lo lasciavamo da solo un attimo, neanche di notte, e che ci telefonavamo ogni cinque minuti per dircele. E l’affetto delle persone che hanno condiviso con noi giorno dopo giorno il dolore e poi la gioia, quello non posso descriverlo.

C’è ancora tanta strada da fare, ma noi siamo felici. Io, mia mamma, i miei fratelli. Questa sofferenza (finita bene) ci ha uniti e consolidati come non lo sentivamo da tempo. Sentirsi, accordarsi, cooperare, raccontare, condividere, sorreggersi, aiutarsi. Siamo cambiati tutti, e anche se come speriamo tutto riprenderà come prima, noi non saremo più gli stessi. Tutto quello che conta è nelle nostre mani e questa volta non ce ne dimenticheremo.

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Ci vuole un attimo per cambiare tutta la tua vita. Lo sanno tutti ma non so quanti davvero ne abbiano piena coscienza. Probabilmente quei pochi che l’hanno passata sulla loro pelle.

Un secondo di distrazione, un abbaglio momentaneo, o un semplice (stupido) errore di valutazione di un guidatore di un furgone bianco dei parcheggi Malpensa è costato a mio padre una caduta in bicicletta che avrebbe potuto rubargli la vita. Fortunatamente ha una zucca dura. Ma vederlo su un letto di ospedale che potevo spiare solo di nascosto dall’angolo di una finestra in una notte che non finiva mai, mi ha ricordato quello che pensavo di sapere. E cioè che il novantanove per cento di quello di cui mi preoccupo sono tutte cazzate. Che  l’unica cosa che conta veramente nella vita sono le persone a cui vuoi bene. Tutto il resto non conta. Tutti gli altri problemi te li sei creati tu, e se vuoi li puoi soffiare via con uno sbuffo come polvere su un oggetto vecchio. La vita è ora. Sii con chi vuoi essere. Sii dove vuoi essere. Adesso, non domani, perchè in un attimo potrebbe non essere più possibile.

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Chi non viaggia in treno non sa che cos’è la versione urbana di lotta per la sopravvivenza. Il concetto mi è divenuto familiare durante il mio pendolarismo universitario: sette anni di Gallarate-Milano tutti i giorni hanno reso l’idea piuttosto chiara. Ora sono una delle poche anime fortunate che vivono ad una distanza ciclabile dal proprio posto di lavoro, per cui il viaggio infernale nei treni caldissimi, sudatissmi e pigiatissimi dell’ora di punta è stato sostituito da un planare leggero e silenzioso sulle piste ciclabili cittadine. Ma quando mi capita – come oggi – di andare nel nostro ufficio di Londra per qualche riunione, tutto torna in superficie. La stazione di London Euston alle cinque e mezza del pomeriggio è un’affollamento di teste rivolte verso La Mecca, il tabellone delle partenze, dove tutti gli sguardi sono incollati alla riga del loro treno, e dove da un momento all’altro deve comparire IL NUMERO DEL BINARIO. E tutti guardano in sù, e gente nuova arriva e si ferma e si mette a guardare in sù, e il binario non appare mai e la gente aspetta e ancora niente, appaiono i binari degli altri treni ma il tuo no, fino a quando finalmente appare. E allora assisti ad uno spettacolo raccapricciante che è letteralmente una CORSA al binario, dove tutti cercano di passare davanti. Le signore col trolley di solito sono avvantaggiate perchè riescono a creare una certa distanza dietro di loro che rende difficile il sorpasso. Quelle con i passaggini li usano come arma di distruzione: devono passare prima loro a qualunque costo, non importa quanti piedi schiacciati (se poi avete fatto caso a come i passeggini oggi assomiglino a dei carri armati, capite perchè molti decidano di tenersi alla larga). Ma quello che è ancora più raccapricciante è che nella tratta Londra – Manchester la maggior parte dei posti sono riservati,e quindi ti chiedi PERCHE’ corrono tutti? Ma la concitazione e’ talmente contagiosa che finisci per correre anche tu.

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Da emigrata pluriennale dico che secondo me è un’utopia pensare che dopo tanti anni in un paese straniero si arriva a parlare la lingua come la propria lingua madre. O magari sette anni non sono poi così tanti e quindi devo aspettare ancora qualche tempo per decretare. Ma se è vero che si può arrivare al 99% della comprensione e proprietà di linguaggio, il 100% non lo si raggiungerà mai. Come quella curva asintotica che si avvicina e si avvicina e si avvicina però quella maledetta retta – dannazione – non la tocca mai, neanche all’infinito.

Questi pensieri sono scaturiti da un’intera giornata di audit trascorsa a Glasgow. E non importa se ho vissuto in Scozia per un anno, e non importa se il cliente lo conosco bene, e so di cosa sta parlando, e mi interessa l’argomento, certe cose devo proprio intuirle. E cercare di intuire parole da meri suoni gutturali può essere molto difficile. Come quando tutto eccitato mi dice che di fronte all’edificio stanno girando un film con Tom Hanks e Halle Berry. Come si chiama? Di cosa parla? Lo scopriremo quando uscirà al cine. E intanto devi mettere a punto quelle frasette che vanno bene in ogni situazione, tanto per mandare avanti la conversazione e avere più elementi per intuire; bisogna solo stare attenti a non generare una risata quando invece la cosa che ti stanno dicendo è triste, molto triste.

Ma Glasgow non è l’unica mia sfida. Se c’è qualcuno che pensa che il londinese sia facile da capire, allora si guardi “The Business” in lingua originale, e poi mi dica se crede ancora che nella Big Smoke tutti parlino come la regina. Sì perchè voi lo sapete che questi pazzi furiosi che parlano il “cockney” si sono inventati una delle regole più bizzarre che io abbia mai sentito in vita mia? E cioè che invece che dire la parola che vogliono dire, ne dicono altre due che non c’entrano niente, di cui però una fa rima con la parola che vogliono dire. Cioè come se vi dico: “mi passi zia Emma”? Però in realtà intendo penna, non zia Emma. E tu devi capire!! Roba da camicia di forza…

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Andare in campeggio in Scozia è un grandissimo rischio. Prima di partire ti devi fare una ragione del fatto che molto probabilmente pioverà, e che quella sensazione di umido nei vestiti e nelle ossa ti accompagnerà per gran parte della vacanza. E quindi molti, spesso rinunciano.

Però quella volta che ti intestardisci ad andare contro le previsioni del tempo, contro la pigrizia, e contro il richiamo di un letto caldo e asciutto, e nei momenti in cui la pioggia smette, e il cielo si libera, e tutto diventa limpido e pulito, allora ti ricordi del motivo che ti ha spinto lì. Perchè del resto la Scozia non sarebbe così se non fosse per la pioggia. Verde, verdissima, tanto che alcuni paesaggi sembrano finti, e invece ce li hai davanti e sono proprio veri.

In questi tre giorni sulle Highlands le fasi descritte le ho passate tutte. Qui sotto siamo io e Elaine (chi avrebbe potuto accettare questa proposta se non lei??) in cima al Ben Nevis. Dopo una scarpinata da zero a 1344m.s.l.m. le nuvole che costantemente assediano il rilievo non hanno neanche considerato l’ipotesi di regalarci uno scorcio di panorama. Non in quel momento, non per noi.

Ben Nevis

Poi però il mattino dopo, esci dalla tenda e vedi questo:

Mattino

e allora fai pace col mondo.

Qui sotto dopo un’altra sfacchinata di sei ore e qualcosa, indico il Glencoe alle mie spalle.

Glencoe

Purtroppo non ho foto belle. Solo quelli di voi che hanno avuto l’opportunità anche solo di passare in macchina per la valle del Glencoe possono capire la sensazione di desolazione, isolamento, e inquietudine che può provocare. E questa foto è stata scattata pochi momenti prima che vedessi Lei. La mia prossima meta. La cresta dell’Aonach Eagach. Prima devo trovare qualcuno che voglia farla con me, e poi, forse, questo desiderio si materializzerà. To be continued….

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Oggi sono stata in piscina per la prima volta dopo oltre sei mesi. Col fatto che questa stagione sto frequentando gli ambienti dell’Outdoors Swimming (che detto così sembra tanto figo ma in realtà sono il canale, qualche lago fangoso e qualche diga abbandonata..), in piscina non ci sto mettendo piede da tempi addietro. Dunque oggi, col fatto che col Bank Holiday il canale è chiuso, ho pensato fosse una buona occasione per fare pace con la vasca clorata.

Ebbene non me la ricordavo così. L’acqua mi sembrava così ferma, così pesante, che mi sembrava di nuotare in un fluido denso. Niente vento, niente onde. E poi l’acqua calda, insopportabile. Onestamente non vedevo l’ora di uscire. Sarà difficile ritornare sui miei passi quando l’estate sarà finita (e i laghi saranno ghiacciati..). Forse è ora di trovare un’altro passatempo.

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Ragazzi oggi la mia collega si e’ presentata in ciabatte. Non sandali, non scarpe aperte, ma CIABATTE INFRADITO, di quelle che si mettono al mare per andare in spiaggia. Solo in UK…

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Ma voi lo sapete che qui in Inghilterra in certi ristoranti vi potete portare il vostro vino da bere? E’ una cosa che sembra essere abbastanza diffusa, soprattutto fra gli studenti. Per una piccola somma, tipo due o tre sterline, ti porti le tue bottiglie invece che pagarle £10-£15 l’una. Certo fa strano entrare in un ristorante con la borsa della spesa…

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Ho ricevuto un aumento ed un bonus cospicui. Il bonus poi e’ cinque volte tanto quello che ricevevo nella compagnia di prima. Quello che non mi torna e’ che la situazione qui al lavoro peggiora di giorno in giorno. Ogni mese fatturiamo la meta’ di quello che dovremmo per andare alla pari. La mole di lavoro diminuisce gradualmente e gia’ mi ritrovo a inventarmi cosa fare. E vi assicuro che non avere niente da fare al lavoro e’ terribile. Se non avete mai provato penserete che e’ bello e invece e’ una tortura – molto meglio fare fotocopie. E tutto questo perche’ non abbiamo piu’ un capo che procacci lavoro, ma semplicemente uno a cui e’ capitato di essere il capo del mio capo proprio quando questi ha deciso di andarsene, e a cui e’ stato detto “se diventi il capo del team di sostenibilita’ti diamo £XX,000 in piu’ all’anno”, che e’ una proposta difficile da rifiutare. E quindi adesso abbiamo questo nuovo “capo” che non sa un cazzo di quello che facciamo, e che siccome appunto non sa un cazzo di quello che facciamo allora il suo modo di condurre il team e fare lavoro di “business development” come lo chiamano qui, e’ scrivere i suoi “piani di sviluppo” di diverse pagine, in cui sostanzialmente dice “ehm, dunque, PersonaA deve sviluppare il mercato con le autorita’ locali, ehm, dunque, PersonaB deve AVERE RIUNIONI CON I DIRETTORI del dipartimentoX per promuovere i nostri servizi nel settore vendite, il problema e’ che DOBBIAMO SPINGERE DI PIU’ per il lavoro di consulenza…”. Tutto questo viene scritto in bella forma, su fogli di carta intestata, seguendo tutte le regole del formato dell’azienda (si’ perche’ le aziende multinazionali hanno il loro corporate format, e tutti devono scrivere seguendo quei formati li’, guai a te se usi un altro carattere, o se scrivi in grassetto dove non dovresti, o peggio ancora se metti il logo dove non dovresti!).

Quello che penso io e’ che sono tutte EMERITE STRONZATE! Scritte in bella forma, per nascondere che il contenuto e’ NULLO, perche’ un business plan dovrebbe pianificare qualcosa piuttosto che vomitare cazzate scritte da un superdirettore che riceve una parcella astronomica per parlare di…NIENTE!!! E poi lui secondo voi lo sa che io/noi siamo scienziati ambientali e che le RIUNIONI CON I DIRETTORI DEL DIPARTIMENTO X le deve fare lui????? Posso aiutare se vuoi, ma non credo di potere SVILUPPARE IL MERCATO CON LE AUTORITA’ LOCALI perche’ se no avrei aperto uno studio di consulenza per I cazzi miei dove la gente lavora e dove non ci sono 95% direttori che sparano cazzate e 5% impiegati che fanno tutto il lavoro.

Vaglielo a dire.

Mai piu’ lavorare per multinazionali.

Mai piu’.

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Previsioni del tempo

Manchester weather

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Ormai ne parla tutto il mondo della violenza che si è scatenata in Gran Bretagna in questi giorni. Stando nel freddo nord non ne sono stata toccata…fino ad oggi. In ufficio prima sono girate e-mail allarmate, poi qualcuna rassicurante, e poi la mail finale del “disaster management team” (sisi!) che ci diceva di andarcene tutti subito a casa perchè buttava male. Ed è stato un bene, ma proprio tanto, visto che la banda di incappucciati è passata dopo mezz’ora a frantumare – oltre che i coglioni di mezzo mondo – anche la vetrina della Diesel, davanti alla quale la mia Claude Butler era parcheggiata.

Andando a casa presto ho avuto tempo di informarmi debitamente sull’accaduto. Molte delle immagini che ho visto erano di una violenza raccapricciante, ma una in particolare mi ha scioccata. Sicuramente l’avrete vista anche voi, quella di quel poveraccio che viene ferito in faccia perchè passa nel posto sbagliato al momento sbagliato, e allora viene soccorso da un gruppo di persone, e mentre nello shock e nella paura del momento si lascia avvicinare, uno dei premurosi aiutanti gli apre lo zaino e scappa con quello che ci trova dentro.

Scene del genere ti fanno perdere ogni speranza, ti fanno capire che non c’è mai fine al peggio, ti fanno realizzare che cose che ti sembrano talmente ripugnanti per crederle vere, invece lo sono. C’è chi la violenza la ama, c’è chi non guarda in  faccia alla sofferenza di nessuno, c’è chi i principi se li inventa di sana pianta. Allora, a quelli io auguro una vita di inferno. Che possiate morire con dolori atroci.

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Oggi c’e’ un vento forte qui in terra Manc. E il vento si sa, i ciclisti non li aiuta.

Durante il percorso che faccio per tornare a casa dall’ufficio c’e’ un punto che maledico ogni giorno. Si trova fra un edificio molto alto, il West Point, e un’area di case basse. Io non so, si vede che l’aria si incanala, e anche nei giorni in cui non c’e’ un alito di vento, in quel punto particolare si crea la bora di Trieste. E quel punto capita anche di avere una leggerissima pendenza, quasi impercettibile. E quindi li vedo io gli automobilisti passare con le loro belle macchinine dentro al calduccio, con i capelli pettinati e  la musichina alla radio che mi vedono in bicicletta avanzare affannando di pochi centimetri al secondo per risalire quella ridicola collinetta. E’ fuori forma, penseranno, si vede che non ha mai fatto molto sport in vita sua, sempre in casa a guardare la televisione e mangiare patatine. E invece no, stronzo, a casa a mangiare patatine ci starai tu, qui tu non lo sai ma c’e’ il tornado Katrina, smettila di ghignare e cammina!

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Dovete assolutamente leggere Never Let Me Go di Kazuo Ishiguro. L’ho appena finito e non è niente di ciò che il titolo può suggerire. E’ un libro bellissimo, agghiacciante, che fa riflettere sull’umanità e il senso della vita. Non ho mai letto nulla di simile.

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Dovete sapere che io ho la fobia dei pali. Si’, dei pali. Soprattutto dei semafori. E non perche’ ho paura di sbatterci contro (come dice mia cognata: almeno una volta nella vita tutti sono andati contro a un palo), ma perche’ una volta a Leeds ho visto una scena che aveva tutte le ragioni per generare questa fobia.

Mentre ero in macchina con un mio collega ho visto un’altra macchina sbattere contro un semaforo, neanche tanto velocemente, e il semaforo si e’ schiantato al suolo con una violenza tale che non mi sarei immaginata. Il semaforo e’ rimasto solidamente attaccato alla base ed e’ ruotato a mo’ di martello fino a colpire il marciapiede con la “testa”. Inutile dire che se ci fosse stato qualcuno in quella parte di marciapiede, sarebbe stato ferito gravemente, o probabilmente morto, se colpito in testa.

Ecco perche’ ogni volta che da pedone devo aspettare il verde, mi tengo a metri di distanza, soprattutto nelle isole di traffico che separano le carreggiate.

Consigli di vita.

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So che molti non saranno d’accordo con quello che sto per scrivere. Però non posso fare a meno di esprimere la mia opinione. Mi fa incazzare tutta questa mistificazione di Amy Winehouse. Adesso è diventata un eroe, e la sua morte per uso eccessivo di stupefacenti le ha regalato un biglietto dritto per una fama stellare. Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin…tutti eroi, tutti ribelli, tutti grandi, tutti vittime, povera Amy, facciamone un ritratto. Nessuno dice che quando si è fatta la prima canna, o la prima pera, o la prima boccata di crack, o quando si è presa la prima sbronza, ha fatto una scelta. La scelta di chi decide di prendersi il rischio. Ed è come dare uno schiaffo in piena faccia a chi ha sopportato sovrumane sofferenze per mesi, o anni in preda a una malattia per cui nessuna scelta è stata fatta, nessun rischio è stato preso. Forse sono così arrabbiata perchè ho visto come è morta mia zia, o forse perchè ho appena finito di leggere L’albero dei mille anni, ma io certe cose non le posso sentire. E l’ultima ad avere colpa è Amy W stessa, che fra parentesi ho sempre ritenuto di un talento e carisma formidabili, perchè non è lei che al momento si ciba senza ritegno delle notizie sulla sua morte, o si arricchisce con le vendite dei suoi album che sono andate alle stelle. Accetto scommesse su quando uscirà il primo film. O quando verrà venduto il primo libro.

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COMO

Giorni di assestamento dopo le vacanze questi, e quindi mi vengono in mente solo pensieri sparsi:

  • In casa senza la mia coinquilina sto da dio; ogni volta che torno a casa vorrei baciare il pavimento.
  • Nessuno parla dei tanto attesi aumenti di stipendio annuali, il che mi fa pensare di non essere fra i fortunati a beneficiarne (‘fanculo).
  • Mi sto leccando le ferite per aver fatto la turista in Italia: portare in giro il tipo per mostare le bellezze delle nostre zone ha depredato il mio conto in banca. Nella foto doloravo per la più costosa colazione della mia vita, fatta sul lungolago di Como: DICIOTTO EURO per due cappucci, due brioches e una spremuta. AAHIAAAAA

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No non sono morta, sono solo stata a casa in Italia per tre settimane a passare le mie ferie.  Non sono state settimane spensierate a dire la verità. Anzi, mi sono torturata con riflessioni e domande. Penso mi sia servito, perchè qualcosa dentro forse è scattato. Ma ve lo racconto un’altra volta.

io

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Spesso mi ritrovo nella Big Smoke per lavoro. Quasi sempre per riunioni, o per incontrare un cliente. La mia società si occupa di property management, che è uno di quei settori dove sono sempre girati molti soldi. Clienti che investono sull’immobile, che poi vendono, e poi ricomprano. Ora che il settore è in crisi la preoccupazione si avverte nell’aria, ma i soldi si respirano ancora. O meglio, si respira l’avidità. E quindi mi ritrovo in questi edifici  altissimi, fatti di specchio, rigorosamente nelle zone più centrali di Londra, quelli che fanno a gara per avere le forme più futuristiche. E mi ritrovo in queste sale riunioni che si affacciano sul Gherkin, scintillanti di pulito, con i camerieri in divisa che entrano ogni ora a cambiare il caffè e le tazze, e che portano ad ogni riunione un pacchetto di pasticcini nuovi, che nessuno mai tocca, perchè tutti sono troppo concentrati in quello che si dice, perchè una distrazione può essere un’idea mancata, o una parola sbagliata che potrebbe farti perdere un contratto da centinaia di migliaia, ma che dico milioni di sterline.

E in mezzo a questo, a volte mi ritrovo io. Io. Io con il io completino. Con le scarpe che ho comprato a casa e che mi ricordano il giorno in cui le ho prese con mia mamma. Io senza orologio, senza orecchini, senza anelli, truccata di tutto punto per l’occasione. Io con le mie unghie corte, e con una sbucciatura sul ginocchio. E penso che niente di me appartiene a tutto questo.

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Oggi alla radio hanno detto che l’estate British quest’anno consisterà in un ciclo continuo di un giorno di sole e tre di pioggia. La mia domanda è questa: quando grandina vale per due?

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Voi avete una canzone che odiate con tutti voi stessi? Una canzone che vi fa incazzare non appena parte la prima nota? Io ne ho diverse, ma quella potente di questo periodo e’ quella che fa “When I see your faaaaaaaaace, there is nothing I would chaaange, because you’re amaaaziiiiing just the way you aaaaaaaaaaare”. Giornata rovinata.

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Into the wild!!

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Sempre nel programma di cui al post precedente c’era un chirurgo estetico che diceva che per i tessuti della faccia non c’e’ niente di peggio che correre perche’ i tessuti si rilasciano!! Insomma se una cosa fa bene da una parte stai sicuro che fa male dall’altra CHE PPPALLLLEEEEE

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ciocc

Tex mi sta facendo vedere un programma sulla chirurgia estetica e mi stanno cadendo le palle, quindi posto una foto che ritrae i veri piaceri della vita.

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Oggi mi sento ferita dentro per una cosa che mi e’ stata detta. Non provo nessunissimo tipo di risentimento verso chi decide di non contribuire alla raccolta fondi che sto facendo. Ognuno ha le sue motivazioni che non e’ nemmeno tenuto a darmi: non ho soldi, do’ gia’ in beneficenza tramite qualcun altro, non mi va, qualsiasi cosa. Se poi dovessimo dare a tutti quelli che chiedono per una buona causa non avremmo piu’ da mangiare. Accetto anche qualche sospetto che possa emergere dal fatto che l’associazione, pur essendo un’associazione di beneficenza registrata e tutto, non ha una pagina di justgiving e quindi la raccolta fondi avviene tramite me. Ci ho pensato tanto, ed e’ una cosa di cui non sono contenta neanche io, ma se posso scegliere allora io decido di donare a una causa in cui credo veramente, e quale esempio migliore di una cosa in cui mia madre stessa e’ coinvolta e di cui ho assoluta certezza di autenticita’. E capisco anche che chi legge una richiesta di soldi da una privata che non conosce, possa pensare ma questa chi cazzo e’. Quello di cui non riesco a farmi una ragione e’ sentirmi dire da persone che mi conoscono da anni che non mi sponsorizzano perche’ potrei farci la cresta. Questo proprio mi ferisce dentro.

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Sto cominciando faticosamente a parlare di Tex con i miei. Dico faticosamente perchè parlare di uomini e relazioni mi risulta molto difficile con loro. Comunque, sto pianificando di portarlo a casa con me per qualche giorno quest’estate, e quindi devo rendere l’argomento familiare. Tre settimane fa mia mamma viene in uk e mentre sono al telefono le metto in mano un po’ di foto recenti, in alcune delle quali appare anche lui. Mi allontano un attimo, continuando la mia conversazione al telefono. Quando torno ha in mano questa foto scattata due settimane prima al museo delle cere:

george

e mi dice: “Certo che Tex è proprio un bell’uomo…”

MA MAMMA!!! QUELLO E’ GEORGE CLOONEY!!!!!

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Mi sento di rendervi partecipe di una cosa in cui credo. Cliccate sul link qui sotto se vi va. E’ molto importante per me. E anche per altri.

http://gruppograppa.splinder.com/

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Ma non distogliamo l’attenzione troppo a lungo dalla novità che ha reso la mia vita di nuovo meravigliosa…LA MIA COINQUILINA SE N’E’ ANDATA! SI’! SE N’E’ ANDATA VERAMENTE!! SONO LIBERA, LIBERAAAAAAAAA!

Ma non posso fare a meno di mostrarvi, solo per qualche giorno, quello che ha lasciato quando se n’è andata.

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Nel momento in cui decidi di essere un ciclista decidi anche di accettare di essere abusato da tutti, automobilisti e pedoni. A volte in modo del tutto gratuito.

Stamattina mentre pedalo verso la city mi fermo a un semaforo. Mi posiziono in cima alla coda, nel rettangolo ADIBITO AI CICLISTI.

cyclebox2

Non so se ci può essere un messaggio più chiaro di questo. Comunque, sono nel mio rettangolino verde e allo scattare del verde parto, come da codice stradale. Non appena mi immetto nel traffico la donna al volante del SUV che era immediatamente dietro di me in coda mi grida addosso parole incomprensibili e continua fino a quando non posso più sentirla. E’ ovviamente infastidita perchè io, ciclista del cazzo, ero in mezzo ai coglioni quando lei era pronta a sgasare allo scattare del verde. Tu, stronza arrogante al volante di un inquinantissimo SUV, che ti sei comprata per andare al supermercato a fare la spesa e comprare il pane, come osi maledetta. Già ci prendiamo pioggia, neve, ghiaccio, smog, polveri sottili, pozzanghere. Se poi ci dobbiamo anche sentire a disagio su una strada che è anche nostra, allora no, brutta capra ignorante! Sono furente, assoltamente verde dalla rabbia.

Fatto sta che il semaforo successivo è rosso, e io la vedo di nuovo ferma in cima al semaforo. Sono lontana, lontanissima, ma uso tutta la mia energia per riuscire a raggiungerla, e accelero, e pedalo più forte, e il cuore mi scoppia ma devo raggiungerla.

Ci riesco.

Mi sporgo per guardarla. Voglio capire cos’ha da dire. Mi vede, esita, scommetto che non è felice di vedere proprio me, la guardo con disprezzo, lei abbassa il finestrino per gridarmi che non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Poi il semaforo è di nuovo verde e scompare di nuovo.

Solo un’altra volta sono stata così arrabbiata, ed è stato quando mentre pedalavo qualcuno ha tirato giù il finestrino della macchina dalla parte del passeggero per gridarmi ad altissima voce “BUH!” e dallo spavento stavo quasi cadendo dalla bici. Ma questa è un’altra storia.

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Non è possibile. Non sta succedendo a me.

Sono nella big smoke per quello che chiamano riunioni e palle varie. Uno dei direttori (che sa chi sono solo per la situazione barbina coi capi che se ne vanno e rubano i clienti..) ha lasciato detto che mi vuole incontrare. Ci diamo appuntamento in una delle sale riunioni, in cui comincia una sviolinata su quanto sia importante per loro il team ambientale, e su quanto ci tengono a sistemare la situazione, e su quanto noi abbiamo tutto l’appoggio dei Grandi Capi della società multinazionale. Poi mi dice che ha incontrato Fumetto, si perchè gli ho fatto fare un colloquio con loro, non si sa mai, chissà che magari lo assumono e mi ritrovo a lavorare ancora con lui. E poi comincia a dirmi che hanno fatto un colloquio a qualcun altro che potrei conoscere, che viene dalla stessa azienda da dove sono venuta io. Qualcuno che stanno considerando seriamente perchè sembra avere tutte i requisiti che servono. Io taccio, un po’  incuriosita, un po’ allarmata, e mi chiedo perchè stia facendo tanto il misterioso. Poi mi dice il nome. Il SUO nome. Il nome di uno dei più grandi COGLIONI che io abbia mai conosciuto in vita mia. Il nome di quel pirla che poi è il motivo per cui ho lasciato la mia azienda di prima. Una persona putrida che ha il coraggio di andare in giro a prendersi i meriti di altri e dire che lui era a capo di un team che ha avuto un enorme successo. Io dentro muoio, e comincio già a pensare di dover aggiornare il mio curriculum. Io faccio questo voto a me stessa: io non lavorerò mai più con quell’uomo in vita mia, mai più.

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Amici, FESTEGGIAMO! La mia vità dal primo Maggio cambierà. Posso finalmente con gioia annunciarvi che LA MIA COINQUILINA SE NE VA!!

EHEHEHEH!!! (clap clap)

Dopo due anni e mezzo di convivenza questo strazio avrà fine. E la cosa più gustosa è che è stata cacciata. Un calcio in culo e via, così si mette tutta l’arroganza nello zainetto e PEDALA!! Sì perchè cos’è successo? Torno da Cuba, e una lettera mi aspetta nella buca della posta. La apro, ed è la gestione dell’edificio che ci cazzia perchè ha ricevuto della lamentele (scritte) per rumore eccessivo durante la notte del sabato sera.

Non ci ho visto più. Ma cazzo, come all’asilo, si aspetta che la maestra esca dalla stanza per fare casino. Allora fumante chiamo la padrona di casa, la quale mi dice che non è la prima volta che capita e quindi le dico che tutto questo non ha niente a che vedere con me, che io ero a Cuba, e che non ne voglio sapere niente. E in più mi lascio prendere dall’onda e le racconto qualche bel fattuccio che ci tenevo non fosse associato a me, tipo le cicche di sigarette che vengono buttate fuori dal balcone creando uno strato di schifo sull’erba (perchè usare i portaceneri?) e del sacco della spazzatura che viene lanciato dal balcone (secondo piano!) e che regolarmente manca di centrare il cassonetto.

Risultato: la padrona di casa mi crede e la caccia.

Se ne va questa settimana. Non ci parliamo, o almeno lei non mi parla più dopo che abbiamo avuto uno scontro diretto in cui lei si è offesa perchè ero incazzata (mi sono persa qualcosa? Lei incazzata con me??). Continua a farmi dispetti, tipo fare sparire i sacchetti della spazzatura, il detersivo per i piatti, e cose puerili di questo tipo. Ma io sorrido, sorrido perchè se ne va. Sorrido perchè penso che aveva ragione mia mamma quando ero piccola e mi diceva che chi semina raccoglie. Che prima o poi i nodi vengono al pettine. Sorrido quando al telefono la sento dire che tanto se ne sarebbe andata comunque, perchè adesso con il nuovo lavoro si può permettere di meglio, quando so che questo appartamento le piaceva da morire. Ma sorrido soprattutto pensando che mi sarò liberata di un parassita.

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Ma non posso tralasciare l’esperienza del viaggio di ritorno da Cuba di ieri notte. Premetto che il viaggio e’ andato bene, altrimenti non sarei qui a raccontarvelo. Pero’ vi posso dire cosa non e’ andato bene.

Saliamo sull’aereo – tutto sembra ok – io e Tex siamo anche riusciti a trovare due posti vicini. Tutto comincia con l’intrattenimento: gli schermi non funzionano. Si tratta di nove ore di viaggio, e la gente letteralmente da’ fuori per questo guasto al sistema. Dopo un’ora di hostess disperate a correre su’ e giu’ per la cabina provando di tutto per fare funzionare questi maledetti schermi e a prendersi le lamentele dei passengeri gia’ incazzati, ci viene detto di metterci il cuore in pace.

I passeggeri sono quasi tutti British, e come da tradizione, una vacanza non puo’ essere tale senza consumo di alcol, piu’ o meno moderato. Un uomo, gia’ irrequieto perche’ non puo’ vedere i film, comicia a dare fuori, e a litigare a turno con sua figlia, suo figlio, sua moglie, una conoscente, e poi vari passeggeri. Il suo tono e’ aggressivo, tanto che spaventa tutti: parla a voce alta, avvicina il viso al malcapitato di turno e gli grida nell’orecchio, compresi i figli appena adolescenti. Il tono e’ talmente aggressivo che una signora che vede tutte le scene comincia a piangere. Arriva suo marito, una bestia alta e grossa, che non appena sente cos’e’ successo, richiama l’attenzione dell’uomo (tipica scena da film: uomo gigantesco che chiama un uomo piccolo e magro picchiettandolo sulla spalla con un dito). Questo si gira, e la bestia: “Lei sta facendo piangere mia moglie, la deve smettere”. Al che grazie al cielo l’uomo si calma e va a sedersi. Tutti hanno temuto che reagisse, al che sarebbe risultata una rissa collettiva, perche’ dove cazzo puoi andare? Ma per fortuna non e’ successo. Il capitano avverte la polizia dell’accaduto.

Non appena la scena si quieta, la coppia di fianco a noi, seduta con un ragazzino in piena eta’ di prime seghe, ordina una bottiglia di champagne – e la festa ricomincia. Si scolano la bottiglia, e poi non soddisfatti tirano fuori una bottiglia di vodka dalla borsa e cominciano a bersi anche quella. La donna – totale mancanza di classe, tipica arricchita arrogante – comincia a cantare e a parlare ad alta voce, senza risparmiarsi insulti e parolacce. Fate conto che e’ notte, tutte le luci sono ormai spente e tutti hanno solo volgia di dormire. Tutti sopportiamo in silenzio, fino a quando una donna comincia a dirgliene quattro, incazzata perche’ le sue figlie piccoline non riescono a dormire. Comincia il litigio, che va avanti per diversi minuti, alla fine la donna incazzata torna al suo posto e la vaccona ubriaca continua a gridare. Allora attaccano le ragazze dietro di lei, anche loro che vogliono dormire. Tutto questo succede sotto gli occhi del figlio della coppia, che sembra avvezzo alla scena, e avvezzo ai ripetuti insulti della madre (del tipo “piantala di dondolarti, coglione!”).

La donna che prima si era messa a piangere si e’ calmata un po’, poi pero’ comincia ad inveire con la donna ubriaca. Nel frattempo si e’ ubriacata anche lei, ordinando e consumando 40 sterline in alcol. Alla fine del viaggio e’ completamente andata, assolutamente priva di coscienza di se’, biascicando qualche parola qui e la’. L’aeroporto di Manchester finalmente e’ vicino. Atterriamo. Siamo arrivati, grazie a Dio. Il comandante ci chiede di non scendere, perche’ la polizia deve salire a bordo e recuperare l’uomo di prima. Subbuglio, l’agente arriva, prende l’uomo, i figli e la moglie lo seguono piangendo “l’hai fatto ancora, ancora!”.

Finalmente sembra essere il nostro turnoa scendere ma non e’ finita qui. La donna che biascicava ora ha cominciato a vomitare. Vomita giallo, come il succo d’arancia alla vodka che si e’ bevuta per tutto il viaggio.

Mentre cammino verso il recupero bagagli, penso al bambino che viene chiamato coglione dalla madre. Penso ai bambini piangenti che vedono suo padre portato via dalla polizia davanti agli occhi di tutti. E penso alle figlie della signora ubriaca che devono raccogliere la madre sessantenne, ripulirla dal vomito, e portarla a casa in qualche modo. Continuo a camminare e mi sento fortunata per avere avuto genitori che mi hanno sempre dato il buon esempio. Mi dico che sono contenta per essere cresciuta in una realta’ – quella italiana, o forse solo la mia realta’ – dove l’alcol non domina. Mi ripeto che la Gran Bretagna ha tanta strada da fare.  E mi richiedo perche’ la marjuana e’ illegale e l’alcol no. Ogni volta tentano di spiegarmelo ma io me lo devo sempre fare ripetere.

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